DA ASSOCIAZIONE A COOPERATIVA: IL CASO DI ARCI SOLIDARIETA’

Associazioni che si trasformano in cooperativa o associazioni e ong che costituiscono start-up cooperative: sono possibilità ancora poco studiate sul piano giuridico e normativo ma di certo non rare, sebbene non ancora consolidate come prassi, e che possono verificarsi quando una associazione cresce, si sviluppa e cambia fino al punto da sentire il bisogno di avere nuovi strumenti per agire.

Se si intende il processo come parte di un ciclo di vita coerente perché nato all’interno di una filiera di realtà che da sempre lavorano in rete e che condividono in maniera profonda una missione, l’esigenza di cambiamento e questo stato di mobilità all’interno dell’ecosistema del Terzo Settore diventa comprensibile e naturale.

Con il passare del tempo, gli intenti diventano sempre più ambiziosi e la necessità di lavorare per il bene comune può portare con sé l’istanza di una maggiore strutturazione, di ulteriori tutele e soprattutto di nuovi strumenti per incidere sulla realtà e offrire servizi più performanti e nuove possibilità alle comunità.

Attenzione, non sempre è opportuno procedere con l’una o con l’altra soluzione: la valutazione deve essere scrupolosa e attenta.
Nel caso di ARCI Solidarietà, il percorso è stato articolato ma si è approdati alla conclusione che ci fossero tutti gli elementi per una trasformazione.

E’ così che l’associazione romana ha da poco concluso l’iter per diventare una cooperativa.

Siamo e continuiamo ad essere parte dell’ARCI perché da quella storia proveniamo e a quella storia apparteniamo convintamente. La riforma del Terzo Settore ci ha imposto l’avvio una riflessione su un cambiamento necessario in virtù del Decreto Legislativo 117/2017” spiega Valerio Tursi, oggi presidente della cooperativa.

“Si tratta di una trasformazione eterogenea, da associazione a cooperativa ma, dal momento che eravamo una associazione riconosciuta, con un proprio patrimonio vincolato, oltre che una onlus, il passaggio ci sembrava per certi versi naturale: da onlus di diritto a onlus di fatto (cooperativa) – ha dichiarato-. Il percorso è stato, invece, una corsa ad ostacoli anche perché la normativa civilistica non aiuta. Affrontare il tema con il registro delle imprese di Roma è stato inoltre molto ostico ma nel giro di un anno abbondante siamo riusciti a completare l’iter”.

Oggi, alla vigilia del suo trentesimo compleanno, Arci Solidarietà ha deciso di associarsi, oltre che all’Arci, anche a Legacoop Lazio, dopo anni di lavoro in rete con le sue cooperative e ad affrontare la sua mission con questa nuova forma giuridica.

“Il nostro primo servizio, quello che per anni è stata la colonna portante del nostro operare, è stato il progetto di scolarizzazione rivolto ai minori e alle minori rom, un servizio molto complesso, volto a garantire un diritto fondamentale per bambini e bambine, quello dell’accesso all’istruzione – ha detto-. Tale servizio ha lavorato contro lo stigma che da sempre accompagna le comunità rom, promuovendo e favorendo l’incontro costante tra le persone, accorciando così le distanze culturali e sociali che spesso portano a fenomeni di discriminazione”.
“In quel periodo, poi, le condizioni di vita nei campi rom erano estremamente complicate e precarie – racconta -. All’epoca non c’erano container attrezzati con servizi igienici ma esclusivamente zone sosta con roulotte. Questo per rendere l’idea della condizione iniziale dalla quale partì il progetto e, soprattutto, dalla quale bambini e bambine partivano ogni mattina per andare a scuola – ha commentato-. Poi, nel corso del tempo abbiamo iniziato a misurarci anche su altri servizi e interventi di contrasto alla dispersione scolastica, come l’educativa di strada o i centri di aggregazione giovanile e ad articolarci su più ambiti e servizi”.

Ancora oggi Arci Solidarietà lavora per includere le famiglie del campo rom di Via Luigi Candoni e per favorirne l’inclusione abitativa e lavorativa.

Per quanto riguarda il settore relativo all’infanzia e all’adolescenza, i suoi centri di aggregazione giovanile si trovano nelle periferie di Laurentina, Spinaceto, Corviale e sono rivolti ai minori e alle minori che partono da situazioni di vulnerabilità scolastica.

“Dal 2017, iniziamo a misurarci con l’accoglienza rivolta a rifugiati e rifugiate nell’ambito del circuito SAI (Sistema Accoglienza Integrazione) in Convenzione di Roma, in particolar modo di donne singole e nuclei monoparentali, accompagnandole verso la piena autonomia abitativa e socio-economica” ha spiegato.

“Gestiamo, inoltre, servizi di unità mobile su strada rivolte a senza dimora, persone provenienti da paesi terzi e in generale alle vulnerabilità presenti sul territorio. La molteplicità di interventi attualmente attivi credo metta in evidenza quanto, nel corso del tempo, Arci Solidarietà sia diventata una realtà articolata e complessa”.

Già quando Arci Solidarietà era ancora un’associazione, in realtà, faceva riferimento ai contratti collettivi nazionali delle cooperative sociali.

“La gestione di servizi in convenzione con gli enti locali ci ha, fin da subito, fatto optare per tale forma contrattualistica. Dal punto di vista della governance, ora che siamo una cooperativa stiamo affrontando una complessità maggiore e abbiamo perimetri più definiti rispetto a prima” ha spiegato il presidente.

Della cooperativa, oggi, fanno parte 25 soci e 56 dipendenti che hanno tra i 25 e i 65 anni.

“Credo che per le organizzazioni del Terzo settore sia importante la costruzione di un ambiente, che definirei più un ecosistema, dove si sta insieme e ci si ritrova in primis attorno a una dimensione valoriale condivisa e solo dopo viene la dimensione lavorativa e normativa – ha commentato-. Ed è il tratto distintivo del mondo associativo e cooperativo, che lo distingue da una piattaforma di lavoro – ha continuato – e dove le persone devono sentire l’orgoglio di appartenere, dando valore alla scelta di farne parte”. E ha concluso: “Da parte di chi oggi è chiamato a gestire pro tempore tali organizzazioni, ci deve essere lo sforzo di tenere insieme l’aspetto della partecipazione e della stabilità economica, investendo sulle persone, sulle competenze e sulle professionalità. Diversamente si rischia di avere solo persone di passaggio e questo non aiuta a costruire una cultura associativa che è un elemento fondante del sistema paese, che innalza i livelli di democrazia poiché garantisce l’accesso ai servizi a tutti e tutte, colmando quel debito di cittadinanza che è presente in particolar modo nei contesti più fragili”.

Photo credit: fotografie gentilmente fornite dalla cooperativa ARCI SOLIDARIETA’